Napoli, crisi Raspadori: a rischio anche l'azzurro della Nazionale

L'ex predestinato del calcio italiano, a secco da inizio novembre, vive una profonda flessione. Brutto l'impatto con Mazzarri e ora anche Spalletti potrebbe fare altre scelte per l'Europeo

di GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO -
30 gennaio 2024
Giacomo Raspadori (Ansa)
Giacomo Raspadori (Ansa)

Napoli, 30 gennaio 2024 - Se dalla difesa, ormai da qualche partita schierata in pianta stabile con una linea a tre, arrivano buoni riscontri, l'attacco del Napoli si è letteralmente inceppato. Il trend era chiaro fin dall'approdo in panchina di Walter Mazzarri, con l'inquietante dato di 8 partite su 14 senza trovare la via del gol a parlare: la partenza di Victor Osimhen direzione Coppa d'Africa non ha fatto che esacerbare il problema, anche perché nel frattempo i suoi 'supplenti' non se la sono cavata molto bene. Uno in particolare: che fine ha fatto il 'predestinato' Giacomo Raspadori?  

I numeri della crisi

  Sembra infatti lontano anni luce il periodo in cui il classe 2000 era visto come l'uomo della provvidenza, capace di ottimizzare i minuti in campo con una massima resa che spesso faceva rima con il gol. Non solo l'apporto in fase offensiva: l'ex Sassuolo, prelevato dal club partenopeo ad agosto 2022 per una spesa complessiva di 30 milioni, garantiva anche un contributo importante nella manovra e nel gioco di squadra, fluidificando le azioni dalla trequarti in su. Tutte qualità svanite a livello collettivo e personale in una fase in cui il Napoli fa una fatica tremenda a trovare la via della rete. Il problema è balzato ulteriormente agli occhi contro la Lazio, il match entrato (suo malgrado) nella storia degli azzurri a causa della mancanza totale di tiri verso lo specchio nell'arco dell'intera partita: un evento successo appena 3 volte fin dal ritorno in Serie A del Napoli. Quella sera la mannaia del giudice sportivo si era abbattuta su Khvicha Kvaratkshelia e Giovanni Simeone, con quest'ultimo che a sua volta non è più il cecchino dei giorni d'oro: il Cholito però, di recente, il suo l'ha fatto aprendo la goleada contro la Fiorentina in Supercoppa. Di Raspadori, invece, è da tempo che si sono perse totalmente le tracce. Basti pensare a un dato su tutti: l'ultima delle 4 reti segnate in 29 presenze stagionali (corredate da 2 assist) è datata addirittura 4 novembre, quando sulla panchina del Napoli sedeva ancora Rudi Garcia. Sarà un caso o forse no, ma fatto sta che Raspadori è il giocatore che ha sofferto maggiormente dell'avvicendamento tra appunto Garcia e Mazzarri, con quest'ultimo che ha fin da subito mostrato altre idee offensive: se valide o meno, alla luce del fatturato raccolto in zona gol da allora dagli azzurri, è tutto da valutare. Nella gerarchia virtuale del tecnico toscano la prima alternativa a Osimhen è Simeone, che finora ha segnato 3 volte: 1 in meno rispetto a Raspadori, che però ha raccolto più presenze e più minuti in campo rispetto al Cholito (23 gettoni per un totale di 674' sul rettangolo verde). Insomma, comunque la si giri quella tra i due 'supplenti' di Osimhen al momento è una lotta tra poveri, con il Napoli a farne le spese con i risultati sotto gli occhi di tutti. Anche dello stesso Raspadori, alle prese con la prima vera crisi di una carriera partita a razzo e, soprattutto, con un'estate all'orizzonte che rischia di avere prospettive ben diverse da quelle precedenti.

Nazionale in bilico

  Dalla festa scudetto di un anno fa, con il gol siglato all'ultimo respiro in casa della Juventus a suggellare il tricolore e a diventarne il simbolo, passando per l'acuto con la Nazionale a Euro 2020, quando appunto gli fu cucito addosso la mai banale etichetta di predestinato: tempi lontani per Raspadori, che per la prossima stagione calda comincia a temere prospettive ben diverse. Nonostante la flessione degli ultimi mesi il classe 2000 resta un autentico pupillo di Aurelio De Laurentiis che, si sa, gestisce le vicende di mercato in primissima persona: basti pensare a quanto accaduto nelle ultime ore, con l'acquisto di Nehuen Perez bloccato per tenersi stretto Leo Ostigard, un altro che piaceva (e piace ancora) tanto al patron nonostante finora i feedback raccolti siano stati più negativi che positivi. Non solo il sentiment del presidente: lo stesso contratto che lo lega al Napoli (fino al 30 giugno 2028 dietro pagamento di uno stipendio netto di 2,5 milioni netti, 4,6 milioni lordi) sembra blindare Raspadori. Molto però delle decisioni future passerà dai gusti del prossimo allenatore: a maggior ragione qualora dovesse essere un profilo di primissimo piano e quindi non un giovane tecnico che potrebbe quindi facilmente piegarsi ai dettami del quartier generale di Castel Volturno. Dall'azzurro chiaro del Napoli a quello a tinte più forti della Nazionale, per due nuance legate a doppia mandata dal nome di Luciano Spalletti, che a sua volta dovrà fare delle valutazioni in vista degli Europei, avventura che l'Italia vivrà con l'onere di difendere il titolo. Un compito pesante e gravoso, come sa bene appunto il Napoli, tradito proprio dagli eroi della scorsa stagione. Tra essi proprio Raspadori, il 'golden boy' del calcio italiano che forse ha riposto troppa fiducia nella sua capacità di sfruttare al meglio i pochi minuti a disposizione in campo: se poi le prestazioni insufficienti arrivano anche quando chiamato in causa dall'inizio, come successo contro la Lazio, allora la situazione si complica ulteriormente. Già, perché notoriamente le grandi squadre, si sa, hanno più difficoltà a concedere chance su chance ai giocatori italiani, a maggior ragione se giovani, salvo poi dimostrarsi più misericordiose e di manica larga al cospetto degli stranieri: un'altra questione ben fotografata dal Napoli di quest'anno. Insomma, al momento nulla rema dalla parte di Raspadori: neanche l'assenza del totem Osimhen, che domenica contro il Verona potrebbe essere rimpiazzato da Simeone. O forse no, con Raspadori che potrebbe avere quindi a disposizione una delle ultime occasioni per convincere Mazzarri ma soprattutto, in ottica estate, il tadem De Laurentiis-Spalletti. Un binomio anche strano da leggere oggigiorno dopo il burrascoso divorzio estivo. Storia di una vita fa all'ombra del Vesuvio, dove nel frattempo, nel giro di pochi mesi, è cambiato proprio tutto.

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