Napoli, è fatta per l'erede di Garcia: Tudor è a un passo

Il tecnico croato nelle ultime ore ha superato le concorrenza di Cannavaro e si appresta a raccogliere l'eredità del francese, tornato a Nizza

di GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO -
13 novembre 2023
Igor Tudor (Ansa)
Igor Tudor (Ansa)

Napoli, 13 novembre 2023 – Quante volte un Victor (Osimhen) è stato decisivo a Fuorigrotta? Poi succede che il quasi omonimo Viktor (Kovalenko) decida, a modo suo, di fare altrettanto, diventando di fatto il giudice supremo e finale del destino di Rudi Garcia, non a caso virtualmente esonerato fin da quando il suo (quasi) ex Napoli è uscito sconfitto dal match interno contro l'Empoli. A partire dal triplice fischio dell'ennesimo match amaro per il Maradona, il pensiero di Aurelio De Laurentiis è stato uno solo: chi raccoglierà la rovente eredità dell'allenatore francese, già stamattina ripartito alla volta di Nizza? Alla fine, nella folle ridda di nomi, a spuntarla è stato Igor Tudor.

Prima Cannavaro

Eppure, le indiscrezioni della primissima ora, corroborate dalla presenza fisica in tribuna del diretto interessato proprio accanto al patron, conducevano a Fabio Cannavaro, probabilmente il 'traghettatore' ideale per portare a termine questa (finora) tormentata stagione senza correre il rischio di comprometterti eccessivamente per il futuro. La suggestione è stata forte ma forse mai al punto da diventare qualcosa di più: specialmente per un De Laurentiis reduce già da una scelta sbagliata, quella estiva e da un esonero, quello virtualmente ormai già fatto, forse ritardato di diverse settimane. Nel frattempo il Napoli ha continuato a mostrare un rendimento frenetico sul campo, alternando buone vittorie frutto di prestazioni convincenti a pareggi o addirittura sconfitte a dir poco da dimenticare. Il risultato generale, parlando del campionato, è quasi mortificante: il -10 dalla vetta della classifica, occupata dall'Inter, della squadra campione d'Italia in carica è un (triste) primato che in Serie A non si vedeva da decenni. Insomma, un anno fa, più o meno di questi tempi, gli azzurri cominciavano ad aggiornare in positivo record e statistiche: oggi si rischia di scrivere il copione opposto. Alzare bandierina bianca già a novembre per la questione scudetto è però eccessivo: le ambizioni del Napoli al momento sono altre, ma la matematica, quella che nella scorsa stagione emetteva soltanto verdetti positivi, non esclude una rimonta in pompa magna. La condizione però è quella di non sbagliare più: né in campo né (soprattutto) fuori. Da qui la virata di De Laurentiis su Tudor, il classico 'sergente di ferro' che a campionato in corso può essere utile a far svoltare anche solo psicologicamente una squadra. Già, perché il 'restauro' degli azzurri dovrà partire dalle fondamenta: da quella convinzione che sembra smarrita sotto ogni aspetto. Ancora l'impietoso e masochistico confronto con il passato mostra quanto oggi praticamente tutti i protagonisti dello scudetto stiano vivendo un processo di forte involuzione. Si potrebbe banalmente parlare di stagione maledetta, quella in corso, ma allora si correrebbe il rischio di prestare il fianco a chi, un anno fa, tirava in ballo l'esatto concetto opposto, quello che potrebbe in un certo senso ridimensionare l'impresa del Napoli: nello scorso campionato agli azzurri riusciva tutto e alle loro spalle, a livello di rivali, c'era il cosiddetto nulla cosmico.

Poi Tudor

Insomma, discorsi pericolosi, deleteri e forse anche inutili ora che nel quartier generale di Castel Volturno c'è da programmare il futuro e, ancor prima il presente: un presente che vedrà Tudor come nuovo allenatore non senza aver prima, anche qui, attraversato qualche tempesta passeggera. I primi approcci con il tecnico croato non sono stati esattamente positivi. I problemi riguardavano l'aspetto contrattuale: De Laurentiis, come detto, cercava un allenatore senza pretese che potesse solo fungere da 'traghettatore' da qui alla prossima estate. Tudor invece, dal canto suo, voleva un contratto almeno fino al 2025 per garantirsi la possibiltà di poter aprire un ciclo all'ombra del Vesuvio: praticamente, la missione miseramente fallita da Garcia. Poi la giornata di lunedì ha ribaltato un po' tutto. Merito dell'entrata in scena in prima persona di De Laurentiis, che a partire dalle prime ore del pomeriggio ha intensificato i contatti con il prescelto con l'obiettivo di trovare rapidamente la quadratura: magari addirittura prima di martedì, l'ultimo giorno di 'vacanza' degli azzurri superstiti a Castel Volturno, dove la ripresa delle attività è fissata per il giorno seguente. In effetti, al momento del suo sbarco nel centro tecnico Tudor si ritroverà di fronte una squadra a pezzi nel corpo, nell'anima e a livello numerico alla luce dell'esodo dei giocatori partiti per raggiungere le rispettive Nazionali. Insomma, non esattamente il miglior viatico per cominciare un'avventura molto complicata. A parlare è quanto già raccolto (e, soprattutto, non raccolto) dal Napoli ma, ancora di più, quello che c'è all'orizzonte a livello di calendario: nell'ordine Atalanta, Real Madrid, Inter, Juventus e Sporting Braga, giusto per rimanere soltanto sugli impegni del prossimo mese. Mese nel quale gli azzurri rischiano, in un senso o nell'altro, di dare dei connotati definitivi alla propria stagione: da una parte il rilancio delle ambizioni e la risalita della china e dall'altra lo scenario opposto, quello che prevede il crollo definitivo su ogni fronte. Nel mezzo c'è il nuovo comandante Tudor, l'uomo che già nelle precedenti soste, curiosamente sempre approcciate con sconfitte dal Napoli, era stato nei pensieri di De Laurentiis. Stavolta il patron non potrà tirare in ballo discorsi legati a quella 'juventinità' che è stata al centro dei discorsi prima del divorzio da Cristiano Giuntoli: il croato, si sa, è un cuore bianconero che però a partire da ora sarà votato alla causa azzurra. Gli strani scherzi del destino che solo il calcio sa rifilare tra trame scritte e altre invece difficili da prevedere fino a poco tempo prima. E' un po' il caso anche di Garcia, presentato come il prescelto nel contesto di un lungo casting estivo e rivelatosi invece l'opzione di ripiego dopo diversi no incassati. Chissà stavolta quale approccio mediatico, al momento della presentazione, sarà scelto da ADL: basso profilo per evitare altri scivoloni malauguranti o ruggito davanti a una folla oggi rabbiosa e delusa? Tra pochissime ore il mistero sarà risolto: giusto il tempo di apporre le firme del caso nero su bianco.

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