Mercato Napoli, fatta per Perez. Intanto Zielinski diventa un caso

A un passo il difensore dell'Udinese, che nelle ultime ore aveva improvvisamente rallentato la trattativa: il tutto mentre il polacco, in rotta con De Laurentiis, sparisce dai radar

di GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO -
25 gennaio 2024
Nehuen Perez (Ansa)
Nehuen Perez (Ansa)

Napoli, 25 gennaio 2024 - Come sono lontani i tempi in cui Aurelio De Laurentiis, prendendosi anche qualche nomignolo poco lusinghiero dalla parte più calda della propria piazza, era tacciato di immobilismo sul mercato. Oggi il patron, proprio sulla scorta degli errori estivi nella quantità e nella qualità dei rinforzi portati a Castel Volturno, si sta letteralmente scatenando: dopo aver già vestito di azzurro Pasquale Mazzocchi, Hamed Junior Traorè e Cyril Ngonge e con Leander Dendoncker impegnato a sostenere le visite mediche di rito, oltre ad aver messo le mani su Matija Popovic (destinato poi a farsi le ossa al Monza in prestito), ADL sta per regalare a Walter Mazzarri il tanto agognato difensore, utile pure per passare in pianta stabile alla difesa a tre. Il prescelto è Nehuen Perez, a un passo dal club partenopeo dopo la frenata delle ultime ore.  

La formula e le cifre

  A rallentare un'operazione che per la verità non è mai sembrata in bilico era stata l'Udinese, che aveva improvvisamente alzato il prezzo a causa della recompra a disposizione dell'Atletico Madrid e dei pensieri che portava con sé. Lo stesso Napoli ha dovuto riformulare l'offerta, mettendo sul piatto 18 milioni (bonus compresi) per regalarsi l'argentino, che a sua volta firmerà un triennale più opzione per un ulteriore anno. Dalla trattativa esce fuori qualsiasi contropartita tecnica: compreso Leo Ostigard, che in effetti fin dall'inizio si era mostrato restio ad accettare la destinazione friulana, preferendo il ritorno al Genoa, l'unica piazza dove finora ha convinto totalmente. In realtà, il destino del norvegese è tuttora in bilico tra la partenza (in prestito) e la permanenza per allungare le rotazioni della difesa a tre che a Riyad è stata ufficialmente sdoganata. Possibile che anche questo tema sia stato al centro della probabile chiacchierata sul mercato avvenuta in mattinata a Castel Volturno tra Mazzarri e De Laurentiis, con quest'ultimo che ha assistito all'allenamento: una consuetudine fin dall'estate, quando sulla panchina azzurra sedeva ancora Rudi Garcia, oggi un fantasma che sembra appartenere a un'altra era. Invece, nonostante i recenti rincuoranti risultati, il tecnico francese resta in vantaggio nel testa a testa virtuale con l'attuale allenatore, che aveva ereditato la squadra da quarta in classifica e che oggi, al netto della gara da recuperare in casa del Sassuolo, ne guida una piazzata in nona posizione. Dunque, la risalita per la zona Champions League si preannuncia lunga, dura e quasi senza più margine di errore. Da qui l'urgenza di plasmare una rosa profonda e ricca di qualità che possa fornire le dovute garanzie da qui a fine stagione. Senza dimenticare che il Napoli, tra neanche molto tempo, dovrà rituffarsi anche nell'attuale Champions League, con l'ostacolo chiamato Barcellona da provare a superare per onorare al meglio anche in ambito internazionale il tricolore cucito sulle maglie.

Dov'è finito Zielinski?

  Anche in questo caso sembra passata un'eternità da quando, più o meno un anno fa di questi tempi, un'intera piazza si preparava a vivere la festa più lunga e attesa ben 33 anni. Il discorso valeva per i tifosi ma, ovviamente con le dovute proporzioni, anche per i veterani della rosa, reduci da stagioni a tinte alterne impreziosite da grandi picchi verso l'alto macchiati però sempre dal cosiddetto centesimo mancante per fare l'euro. Tra essi spicca Piotr Zielinski, il condottiero (timido) di mille battaglie finito ai margini improvvisamente e prima del previsto. Andando con ordine, il polacco è passato dall'essere il giocatore che aveva messo d'accordo tutti gli allenatori (non proprio pochi) transitati di recente dalle parti di Fuorigrotta a un fantasma relegato alla panchina o, peggio, in tribuna con la scusa (vera o verosimile) di dover fare i conti con dei problemi fisici. La verità è che tra le parti è calato il gelo praticamente subito dopo la festa scudetto. Zielinski infatti era in prima linea tra i giocatori che si aspettavano un rinnovo da un lato premio e dall'altro praticamente dovuto per prolungare un sodalizio che altrimenti, come in effetti sta andando a fine, si sarebbero esaurito il 30 giugno 2024. La priorità del classe '94 all'epoca era il Napoli al punto da rifiutare, per la verità anche per ragioni familiari, il trasferimento nella ricchissima Arabia Saudita, quella dalla quale comunque diversi giocatori stanno già provando a scappare nonostante gli stipendi da urlo. Dopo quel no alle sirene della nuova El Dorado del calcio Zielinski si aspettava una mano tesa da De Laurentiis che invece non sarebbe mai arrivata: lo stesso De Laurentiis che poi, nei mesi successivi, dopo aver saputo del flirt sempre più intenso tra il centrocampista e l'Inter, avrebbe cominciato l'iter ormai consueto in questi casi di pubblico ludibrio del giocatore in questione e delle sue intenzioni. Eppure, la soluzione della vicenda, mai come in questo caso, è stata a lungo nelle mani del patron, che avrebbe potuto cedere Zielinski l'estate scorsa all'estero, evitandosi quindi lo smacco di ritrovarselo da avversario in un futuro neanche troppo lontano, oppure fargli firmare un rinnovo atto a far rimanere nel Napoli un elemento esperto, talentuoso e comunque ancora utile alla causa. Niente da fare: come già successo diverse volte negli ultimi anni, De Laurentiis trascina per le lunghe le sue battaglie più di principio che pratiche, perdendo a zero giocatori che avrebbero garantito introiti non indifferenti. Un bel paradosso per il presidente più attento alle finanze della Serie A, che continua ad incappare in cortocircuiti del genere nonostante le lezioni passate. Il problema, un altro in questa intricata vicenda, è che da qui al 30 giugno, qualsiasi cosa accada dopo, Zielinski è ancora un giocatore del Napoli. La teoria è questa, mentre la pratica vede il polacco ormai ai margini anche in questa fase di profonda emergenza della rosa a disposizione di Mazzarri, la cui virata verso il 3-4-3 sembra un'ulteriore mazzata per Zielinski, il veterano sempre più vicino al passo d'addio.

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