Napoli, 7 vittorie di fila ed ennesima prova di forza: il segreto dei secondi tempi
Anche contro la Juventus gli azzurri accelerano nella ripresa dopo una prima frazione opaca: sintomo di un gruppo che, come vuole Conte, sa reagire agli episodi negativi

Napoli-Juventus, l'esultanza degli azzurri (Ansa)
Napoli, 26 gennaio 2025 - E sono 7: la collana del Napoli si arricchisce di un'altra perla, la più ambita per la piazza e probabilmente anche per Antonio Conte, che contro il suo passato da calciatore prima e allenatore poi in carriera finora ha raccolto più amarezze che gioie. Invece il Maradona, anche nella sua precedente denominazione di San Paolo, per la Juventus resta un tabù che dura dal 2019 e che stavolta si riveste di altri significati che vanno ben oltre la 'semplice' rivalità. Dalla prima sconfitta in campionato all'addio definitivo alle già residue chance di accorciare sulla capolista, ruolo che invece ormai appartiene alla stessa squadra ormai da diverso tempo, per una leadership che comincia ad assumere i tratti della sentenza.
Il bilancino di Conte
Tra scaramanzia e matematica, con l'Inter che in caso di vittoria a Lecce e nel recupero in casa della Fiorentina sarebbe a sua volta prima a 44 punti, il discorso può sembrare prematuro, ma tanti indizi cominciano a fare più di una prova. Qualcuno parla di episodi fortunati, ma Conte ci tiene a bilanciare la questione ricordando le defezioni più o meno gravi e più o meno definitive. Si parte dall'infortunio di Alessandro Buongiorno, il perno della difesa della cui assenza nessuno si sta accorgendo e non per demeriti del giocatore ai box, si passa al ko dell'ultim'ora di Mathias Olivera, il secondo nel giro di poche settimane e si arriva alla cessione di Khvicha Kvaratskhelia, il giocatore più rappresentativo nonché autentico simbolo dello scudetto: tre mazzate che avrebbero potuto affossare una squadra tornata tale da appena un semestre dopo le macerie lasciate dallo scorso campionato, a sua volta seguito da una sessione di mercato che aveva visto diverse partenze illustri. Sull'ipotetico bilancino retto da Conte, i contro pesano più dei pro per un Napoli che ancora non mette tutti d'accordo ma sempre più primo in classifica. Lo specchio della diatriba tuttora in corso sulla reale forza degli azzurri sta nelle ultime due sfide, entrambe vinte in rimonta e non esattamente dominando l'avversario di turno, rispettivamente Atalanta e Juventus. Tanto per restare nello sterile gioco dei paragoni con il passato, un passato che torna prepotentemente a galla ora che all'orizzonte la prospettiva scudetto torna a stagliarsi, il Napoli di Luciano Spalletti era forse estericamente più bello e anche più dominante anche grazie a dei singoli che emergevano dal gruppo. Quest'ultimo concetto è quello più caro a Conte, coerente con se stesso allorché c'è stato da decidere la sorte di alcuni pezzi da novanta della rosa, prima in estate (Victor Osimhen) e poi in inverno (appunto Kvara): lo stesso Conte che però, di tanto in tanto, ci tiene a ricordare alla piazza i mercati faraonici altrui e l'esigenza di investire e tenere il passo qualora un domani l'asticella degli obiettivi si alzasse ulteriormente grazie alle competizioni europee. Un apparente controsenso che oggi passa in secondo piano, perché il presente del Napoli è tutto focalizzato su un campionato che, per come si è messo, è da vincere a tutti i costi.
Un secondo tempo dominato
Qui torna in ballo il capitolo episodi, stavolta nell'accezione degli eventi che possono potenzialmente cambiare il corso dell'intera partita: a maggior ragione quando avvengono nel primo tempo. Succede così che al Maradona parta meglio la Juventus, brava a eludere quasi sempre la pressione dei padroni di casa, a loro volta non nuovi a girare a vuoto. Proprio nella frazione iniziale i bianconeri trovano i primi e unici due tiri in porta: uno scagliato da Kenan Yildiz e sventato da un miracolo del solito Alex Meret e un altro a segno da parte del volto nuovo Randal Kolo Muani, per un XG (l'indice degli Expected Goals) nettamente dalla parte degli ospiti. Nel secondo tempo tutto cambia, a cominciare dai numeri: l'XG per gli azzurri vola a 2.25 contro lo 0,00 dei bianconeri, che non tirano mai in porta, a fronte delle 10 conclusioni dei rivali, impreziosite da 6 corner a 0, e si affacciano nell'area difesa da Meret con appena 3 tocchi. I numeri nel calcio non saranno tutto, ma a volte rendono bene l'idea di quello che il Napoli sa costruire quando entra (o rientra) nella partita con la faccia cattiva. Per il bel gioco ripassare più avanti o forse mai, perché le prerogative di Conte sono ben altre: concretezza, solidità, unità d'intenti e cinismo, giusto per elencarne alcune che gli azzurri stanno mettendo bene in pratica. L'altra faccia della medaglia, specialmente quando le prestaziono sono nettamente divise in due come quella di ieri, parla delle recriminazioni dei perdenti di giornata. Prima era stata la volta di Gian Piero Gasperini e poi di Thiago Motta, i due sconfitti che recriminano tirando acqua al proprio mulino. Poi c'è quello di Conte, che funziona che è un piacere anche quando all'apparenza la serata sembra complicata. I singoli fanno la loro parte, come ieri i marcatori André-Frank Zambo Anguissa e Romelu Lukaku, ma i riflettori centrali vanno sul gruppo e sulla sua coesione. Il Napoli di Conte non sarà bellissimo da vedere, ma trasuda una coesione d'intenti che forse al momento non ha eguali in Serie A, come la classifica, seppur ancora viziata da asterischi, sta provando a far emergere. E quando le giornate disputate cominciano a essere tante, con più della metà del campionato già in archivio, l'impressione è che oltre ai primi bilanci si possano trarre già delle conclusioni. Lo stesso Conte ormai non si nasconde più, a dispetto dei tentativi tuttora presenti di tirare in ballo punti passati, fatturato e mercato delle altre squadre: la realtà è che il suo Napoli è sempre più la favorita per lo scudetto.
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