Napoli, rischio 'gabbia dorata' per Osimhen: i possibili scenari per l'estate

Senza Champions League per il club partenopeo si prospetta un bagno di sangue: cruciale il ruolo del nigeriano, la cui mancata cessione aprirebbe diverse criticità sul piano economico

di GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO -
26 marzo 2024
Victor Osimhen (Ansa)

epa11215208 SSC Napoli's Victor Osimhen inspects the pitch on the eve of UEFA Champions League round of 16 second leg soccer match between Barcelona and Napoli, at Montjuic Olympic stadium, Barcelona, Catalonia, Spain, 11 March 2024. EPA/Alejandro Garcia

Napoli, 26 marzo 2024 - Definire 'ponte' un rinnovo a cifre extra lusso è riduttivo e sbagliato, ma quando il Napoli e Victor Osimhen hanno prolungato di un anno (dal 2025 al 2026) la scadenza del sodalizio nato (non senza tribolazioni varie) nel 2020 l'impressione generale era di trovarsi di fronte a un compromesso reciproco per evitare conseguenze peggiori: per il club partenopeo il rischio era trovarsi spalle al muro dovendo gestire un giocatore non esattamente qualsiasi della rosa con una situazione contrattuale debolissima e per il giocatore in questione lo spauracchio era incappare in qualche rappresaglia più o meno diretta da parte di Aurelio De Laurentiis, con il trattamento riservato a Piotr Zielinski a fungere, con il senno di poi, da buon esempio. A tal riguardo, alla luce anche di quanto accaduto in particolare in Champions League nel doppio confronto con il Barcellona, ci sarebbe da riflettere su chi, tra il Napoli e proprio Zielinski, abbia subito il danno maggiore dall'esclusione dalla lista. Ormai si tratta di un discorso relativo al passato, con il futuro del polacco che sarà all'Inter. Quello di Osimhen, contratto alla mano, sarà ancora azzurro, ma la vicenda sembra ben più intricata e complessa.

I dettagli del rinnovo

 La firma dei mesi scorsi non ha avuto il solo scopo di prolungare di un anno il legame tra le parti: a pesare, dopo un'estenuante trattativa, erano le promesse fatte da De Laurentiis subito dopo lo scudetto, con lo stesso Osimhen che, prima delle meritate vacanze, si era congedato con una stretta di mano virtuale per apporre quanto prima il nero su bianco. Alla fine i tempi si sono dilatati dall'estate fino all'inverno, con la firma fino al 2026 accompagnata dal contemporaneo aumento dello stipendio fino ai 10 milioni lordi che hanno reso il nigeriano il giocatore più pagato della Serie A. Non solo: nel nuovo accordo figura anche una clausola rescissoria monstre dal valore oscillante tra i 120 e i 130 milioni, per un range che, nei piani di De Laurentiis, serve anche a indicare il valore di mercato auspicato per il bomber della propria squadra. Insomma, chi la prossima estate vuole Osimhen sa che ha due vie per arrivare all'obiettivo: attivare la postilla, coprendo la somma da urlo, oppure presentare un'offerta del medesimo valore, riuscendo magari intanto ad ammorbidire il patron sulle modalità e le tempistiche di acquisto. Come sempre quando di mezzo c'è la sua creatura, De Laurentiis studia e prepara ogni minimo dettaglio, ma stavolta di mezzo rischia di mettersi qualcosa che appartiene notoriamente alla sfera dell'imponderabile: i risultati sul campo del Napoli, inteso sia a livello collettivo sia, appunto, di singoli. In ballo c'è quello che, dopo una sanguinosa e progressiva mutilazione, è di fatto rimasto l'ultimo residuo obiettivo stagionale: la qualificazione alla prossima Champions League, senza la quale, viceversa, tutto cambia a cominciare dal budget di mercato.

Il rischio 'gabbia dorata'

In questo caso, il sacrificio di almeno un pezzo da novanta della rosa sarebbe quasi obbligatorio, con appunto Osimhen come maggiore indiziato anche per liberarsi dell'ingaggio monstre, e praticamente insostenibile per i parametri economici del club partenopeo, da 10 milioni lordi. Senza la vetrina più ambita però il prezzo di mercato del nigeriano (e del resto del roster) rischia di incappare in una flessione, rendendo quindi vani i paletti fissati con tanta dovizia da De Laurentiis, che già nel recente passato ha incassato la lezione: tra la teoria e la pratica, in sede di mercato, un peso specifico enorme lo hanno i fatti di campo, gli unici che plasmano i prezzi dei giocatori. Un anno fa il verdetto fu iper positivo per tutti i protagonisti dello scudetto, con la clamorosa impennata del valore del cartellino di Khvicha Kvaratskhelia a diventare il manifesto di un risultato sportivo atteso a quelle latitudini per oltre tre decadi. Al termine di questa stagione in sordina la parabola è opposta praticamente per tutti gli eroi del tricolore: pure per Osimhen, che inquieta gli eventuali acquirenti anche per i tanti infortuni che periodicamente minano la continuità di un giocatore dal fisico piuttosto gracile. Qui torna in scena il campo, l'arbitro supremo di tutto (o quasi) nel calcio: soltanto un finale di stagione in crescendo del Napoli e dello stesso Osimhen può rilanciare le quotazioni di mercato. A sorridere, tra l'altro doppiamente, sarebbe innanzitutto De Laurentiis, che in caso di buon esito della rincorsa Champions League potrebbe far rifiatare le casse del club alla vigilia dell'ormai dichiarata rivoluzione estiva, che quindi potrebbe aver luogo anche con un minore bagno di sangue dal fronte uscite. Lo stesso Osimhen, mettendosi in mostra con il piatto forte della casa, la caterva di gol che un anno fa contribuì alla vittoria del campionato, potrebbe avere il suo tornaconto, riuscendo ad attirare in sede di mercato anche i tanto ambiti top club e quindi non solo le società di quell'Arabia Saudita da cui molti giocatori vogliono 'scappare'. Questione di 'gabbie dorate', quelle proposte dalla Saudi League non solo ai calciatori ormai sul viale del tramonto, ma anche a quelli giovani che la scorsa estate hanno preso strade (e decisioni) molto impopolari, con lo stesso Napoli ad averne fatto implicitamente le spese nella lunga querelle legata al destino di Gabri Veiga. Ma la questione 'gabbia dorata', paradossalmente, rischia di sollevarsi anche tra il Napoli e Osimhen, con il primo tenuto a dover corrispondere al secondo un ingaggio monstre in caso di fumata nera dal fronte Champions League, con tutti i danni collaterali a livello economico che ne scaturirebbero. Lo stesso Osimhen, che non ha mai nascosto sogni e ambizioni di spiccare il volo verso lidi ancora più prestigiosi, rischia di ritrovarsi legato alla società che l'ha reso grande ma nella quale, in un certo senso, sembra arrivato ormai a fine ciclo. Insomma, in questa annata in cui all'ombra del Vesuvio vale tutto e il contrario di tutto nessuno scenario è ancora precluso: né in campo né sul mercato, per due ambiti più collegati che mai.

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